mercoledì 17 novembre 2010

MONDI FANTASTICI DALLE TERRE DEL NORD.


AMBIENTI E PAESAGGI.

MONDI FANTASTICI DALLE TERRE DEL NORD.
Cari ragazzi,
abbiamo affrontato da pochi giorni l’analisi del paesaggio sub-artico. La maggior parte dell’Europa nordica è caratterizzata da un clima particolarmente rigido. Non si tratta di terre densamente popolate.
Lapponi

Nei Paesi scandinavi, la popolazione dei lapponi pratica l’allevamento delle renne. Gli uomini si dedicano anche alla pesca su navi-fattoria che consentono la lavorazione  ed il surgelamento del pesce. Un prodotto tipico di queste zone è lo stoccafisso consumato insieme al baccalà opportunamente salato. Un tratto caratteristico del paesaggio è la foresta che risulta molto utile per la lavorazione del legname. I tronchi vengono trasportati, attraverso i corsi d’acqua con un sistema detto di fluitazione. Secondo la tradizione orale nordica,  i lavoratori del legno vengono spesso incantati da spiriti di donne bellissime causano il disorientamento degli uomini. Queste donne possono però aiutarli a tornare a casa se accettano di incidere una croce sulla corteccia di un albero.
Sin dall’antichità, soprattutto in epoca medievale, si narra che esistano luoghi appartati abitati da streghe.
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Alcuni tra gli alberi tipici della Svezia sono, ad esempio, larici, querce e betulle. Le popolazioni locali ritengono che queste piante ospitino o siano esse stesse protettrici degli abitanti delle vicine fattorie. Ai piedi di questi alberi-spiriti viene spalmato del burro e viene versata della birra. Vicino ai loro tronchi sorgono le tombe degli antenati. Sotterrati vi sorgono poi enormi tesori, ma gli spiriti guerrieri minacciano chiunque tenti di rubarli. Gli spiriti degli antenati proteggono, invece, le famiglie e tutte le loro generazioni insieme alle proprietà. La foresta è popolata anche da spiriti cattivi che possono essere molto spiacevoli da incontrare ed arrecare guai ai malcapitati umani. Talvolta questi spiriti malvagi si divertono ad apparire nelle ore notturne per annunciare la morte di un membro della famiglia.
Trolls
 Più conosciuti alle nostre latitudini risultano, però i trolls ed i giganti che assumono sembianze di uomini o di animali. I giganti ed i trolls non sono creature piacevoli da vedere, ma hanno numerosi poteri magici che esercitano lontano dalla luce solare. I raggi del sole causano la scomparsa dei poteri. Le montagne sono solo dei trolls  che sono rimasti pietrificati per aver visto la luce del sole. Tutte queste creature possono essere molto utili ed amichevoli, se trattate con la dovuta gentilezza, ma molto dispettose se sottovalutate o irritate.
Le leggende sono un modo per spiegare la sopravvivenza umana in zone dal clima e dal paesaggio che possono talvolta definirsi ostili e renderli invece ricchi di fascino.

IL PAESAGGIO CONTINENTALE.
Il paesaggio continentale occupa tutta l’area dell’Europa centrale. Si tratta di un paesaggio fortemente antropizzato ed urbanizzato le cui imprese ruotano intorno a giacimenti di carbone che sono utili in sostituzione dell’estrazione petrolifera che negli ultimi anni è sempre più costosa. Una rilevante importanza economica nell’ambito dell’Europa centro-orientale  è ricoperta dalla regione carbonifera della Slesia. Si tratta di una delle regioni più industrializzate della Polonia.
La Germania, invece, possiede un’industria siderurgica molto sviluppata. Dalla lavorazione del ferro si ottiene l’acciaio.
L’intenso processo d’industrializzazione ha reso queste aree europee molto inquinate e caratterizzate dal dannoso fenomeno delle piogge acide. Si tratta di precipitazioni il cui alto grado di  acidità è causato dall’immissione nell’ atmosfera di grandi quantità di gas nocivi quali anidride solforosa e ossidi di azoto derivanti dalla lavorazione del carbone. Questi sono gas che, quando entrano a contatto con il vapore acqueo dell’atmosfera, diventano acido solforico e acido nitrico. Questi ultimi arrivano al suolo attraverso l’acqua piovana e provocano danni ai laghi, ai fiumi , alle colture ed ai monumenti.
Molti fiumi dell’Europa centrale sono interamente oppure solo in parte navigabili e collegati da un sistema di canali artificiali.
Piogge acide

MULINI E TULIPANI.
Tulipani
Il paesaggio atlantico in Europa caratterizza un’area 
occidentale ( coste spagnole e francesi) ed un’area orientale (coste del Belgio, Paesi Bassi e Germania). La grande presenza di acque ha reso gli olandesi dei bravissimi navigatori. La capitale olandese, che si chiama Amsterdam, è stata ribattezzata la “Venezia del Nord”. Un simbolo olandese sono sempre stati i mulini a vento. L’Olanda è però famosa in tutto il mondo per l’esportazione di tulipani. Questo fiore è originario dell’Afganistan e del Pakistan. I turchi lo chiamarono lale ossia “fiore di Allah” e lo considerarono un portafortuna. Il fiore divenne un bene di lusso. Il tulipano arrivò in Europa tramite i mercanti nel 1500 e l’Olanda ne divenne esportatrice. Un secolo dopo, i tulipani furono addirittura quotati alla Borsa di Amsterdam. Oggi ne esistono tantissime varietà coltivate anche in apposite serre e, dagli incroci, ne vengono sempre inventate di nuove.

“INCONTRI ALIMENTARI” TRA CIVILTA’: AGRUMI, AGAVI E FICHI D’INDIA. 

Molte piante che oggi sono caratteristiche del paesaggio mediterraneo non sono piante europee. Gli agrumi vennero introdotti in Sicilia dagli arabi. L’arancio amaro venne utilizzato per scopi ornamentali ben prima di quello più dolce e commestibile. Agavi e fichi d’India sono piante originarie dell’America che si sono ben adattante perché necessitano di poca acqua.
Agavi
Fichi d'India

Agrumi




venerdì 22 ottobre 2010

USA, Boston. Il MIT conferma: Olmechi, Maya e Aztechi le prime star del pallone

Quando gli Spagnoli sbarcarono nel nuovo mondo trovarono “atleti” aztechi di stupefacente abilità nel contendersi una sfera fatta con un materiale sconosciuto in Europa. Dorothy Hosler e Michael Tarkanian del Massachusetts Institute of Technology (MIT), studiano da oltre dieci anni i materiali utilizzati dagli antichi abitanti dell’America centrale per realizzare i palloni di gomma. Il materiale era ottenuto mescolando la linfa dei locali alberi di lattice, o Castilla elastica, al succo dell’Ipomea alba, come riferito in un articolo pubblicato su Science nel 1999. A seconda della quantità dell’uno o dell’altro ingrediente si potevano ottenere qualità di gomma differente per prodotti differenti. Un rapporto 1:1 dava una gomma elastica ideale per la realizzazione delle palle, mentre un rapporto 3:1 forniva una gomma più resistente ed ottima per la produzione di sandali. La nuova ricerca sarà presto pubblicata sulla rivista Latin American Antiquity.
Come per il calcio ai giorni nostri, le competizioni mesoamericane avevano dato vita ad una fiorente industria ed i palloni di gomma venivano utilizzati anche come moneta per il pagamento dei tributi. Un documento amministrativo di Montezuma, ultimo re azteco, riporta la notizia che tra i tributi ricevuti dal sovrano vi erano 16.000 sfere di gomma ogni anno.
Il “gioco” con questi palloni era comunque praticato in America centrale da almeno il XV secolo a.C., data alla quale risale la più antica struttura costruita per questo scopo. Gli Olmechi (ca. 1400-400 a.C.), il cui nome significa “popolo di gomma” in Nahuatl (la lingua azteca), sono stati probabilmente i primi assidui giocatori. A testimoniarlo sono i ritrovamenti di pitture parietali, di campi da gioco sterrati e persino di resti di antichi palloni in gomma.
Alle arene sterrate si aggiunsero anche strutture con pavimentazione in pietra e pianta ad I o a T, delimitate da due sponde inclinate o verticali. A Cantona, in Messico, sono state ritrovate 24 costruzioni di questo tipo, nonostante solo una minima parte del sito sia stata scavata. A Teotihuacan sono invece state scoperte pitture murali raffiguranti scene di gioco.
Le regole sono sconosciute o quasi, come pure l’organizzazione degli eventi. A differenza dei moderni stadi per il calcio di dimensioni standard, i campi antichi avevano grandezze molto variabili. Tra quelli conosciuti il più grande è quello di Chichen Itza, che supera i 170 metri di lunghezza, mentre a Copan arriva ad appena 30 metri. Alcuni avevano degli anelli di pietra posti sulle pareti laterali, in cui presumibilmente i giocatori dovevano riuscire a far passare la palla, ma molte altre strutture ne erano prive e bastava far andare la sfera oltre una linea. Come nel calcio, non era consentito prendere il pallone con le mani, mentre era lecito utilizzare gambe, fianchi e testa. I contendenti indossavano protezioni costituite da fasciature di pelle e talvolta da elmetti per proteggere gli arti e la testa dallo sfregamento causato dalla palla, che poteva arrivare a pesare anche alcuni chili.
Il gioco non si limitava ad avere una mera funzione di intrattenimento, ma era carico di significati rituali. La palla avrebbe rappresentato un corpo celeste, il sole forse, ed il suo movimento sul terreno il passaggio dell’astro nel cielo. Molte rappresentazioni sembrano testimoniare che alla conclusione della sfida si svolgeva un sacrificio umano, probabilmente di prigionieri di guerra costretti a gareggiare dopo essere messi in condizioni di perdere. Il gioco del pallone figura anche nella mitologia maya. Nell’opera epica del “Popol Vuh” si narra che i signori degli inferi sfidarono al pallone una coppia di fratelli gemelli, che persero e vennero sacrificati. Dopo essere morti scesero agli inferi, dove questa volta sconfissero ed uccisero i signori. Fatto ciò i due gemelli divennero il sole e la luna, mentre loro padre sepolto nell’arena da gioco divenne il mais, principale fonte di sostentamento e simbolo di fertilità. Il gioco è quindi inteso anche come parte integrante del ciclo della vita, morte e resurrezione che permea la religione mesoamericana.
Immagine: cortesia University of Nevada
Articolo: archeorivista.it/